Hacker informatici bloccano le spedizioni e causano 300 milioni di dollari di danni

È successo nel 2017 ed è accaduto di nuovo quest’anno: evitare che il business venga “preso in ostaggio” è possibile se calcoli i rischi e ti affidi al giusto partner.

La supply chain di un’impresa non dovrebbe mai subire battute d’arresto.

Questo è il segreto del successo di qualsiasi azienda: poter contare su una continuità di business responsiva ai cambiamenti del mercato e agli imprevisti, al punto da esserne immune.

Era il 2017 quando un software dannoso rilasciato sull’Ucraina da hacker dell’esercito russo, ebbe un impatto devastante a livello globale.

A risentire degli effetti dell’attacco informatico al colosso dei trasporti marittimi Maersk, infatti, non fu soltanto l’economia ucraina, ma quella di tutto il mondo, che nel Paese dell’est Europa attinge a una considerevole quantità di materie prime.

300 milioni di danni stimati e problema risolto dopo non pochi grattacapi

A prescindere dall’entità del danno e dall’importanza della vittima, è la risonanza dell’accaduto a renderlo particolarmente spiacevole.

Perché se una delle società di trasporti più importanti al mondo si blocca, a cascata si bloccano anche le catene produttive di una quantità indefinita di aziende che dipendono dalle sue spedizioni.

Già il trasporto marittimo è decisamente più impegnativo in termini di tempo di percorrenza, figuriamoci quali conseguenze possono portare al business dei ritardi forzati e inaspettati.

Succede quando non calcoli i rischi e non puoi fare affidamento su partner in grado di aggirare il problema e garantire le tue spedizioni.

Lo stesso (o anche peggio) è accaduto quest’anno, quando (come riportato da CNN) a essere “preso in ostaggio” è stato il porto di spedizione più trafficato del Giappone, rimasto bloccato per due giorni interi a causa di un attacco hacker.

Colpa di ransomware, un software dannoso che, se installato, provoca il blocco di un intero sistema di computer.

Da martedì a giovedì, quindi, tutte le esportazioni di automobili sono rimaste ferme, rallentando la supply chain di chissà quante aziende.

Il porto di Nagoya, infatti, costituisce un vero e proprio motore per l’economia giapponese che come ben sappiamo è ormai direttamente collegata ai mercati occidentali.

Se a essere colpito è stato soprattutto il settore automotive, infatti, è chiaro quanto tutte le aziende che importano o trattano prodotti giapponesi, abbiano subito una imprevista battuta d’arresto che potrebbe aver portato non pochi danni di livello economico e reputazionale.

Due giorni equivalgono a 48 ore, che per un’azienda che punta alla continuità di business e organizza la propria catena produttiva con tempi precisi, possono risultare un’eternità (e un disastro).

Meno materie prime, meno produzione, meno prodotti venduti, meno fatturato, più clienti insoddisfatti.

All’improvviso le previsioni di bilancio cambiano totalmente e rincorrere gli obiettivi trimestrali, semestrali o annuali diventa complicato, quanto scalare l’Everest a mani nude.

Ecco perché gli operatori delle infrastrutture critiche giapponesi avrebbero dovuto (e dovrebbero ancor di più adesso) calcolare il rischio di attacchi informatici alla supply chain.

In questo modo, avrebbe potuto predisporre un piano alternativo che si concretizzasse in una risposta immediata, in grado di aggirare il problema e garantire continuità alle spedizioni e ai business che ne dipendono.

Soprattutto perché LockBit (il gruppo di hacking che si presume sia responsabile dell’attacco), come altre fazioni della criminalità informatica, non si fa scrupoli e non perde occasione per insinuarsi nella rete di una società di trasporti.

La minaccia dunque è reale e, mai come in questo periodo storico, potenzialmente devastante.

Ecco perché un’azienda ha il dovere di prevenire le difficoltà.

Ma in che modo un’azienda può limitare, anticipare o addirittura annullare i danni derivanti da fornitori terzi della quale non è responsabile?

Il primo passo è “differenziare” la propria strategia di trasporto, avendo sempre un piano B per gestire le emergenze senza stress.

Ma non tutti i partner logistici sono all’altezza di questo compito.

Questo perché hai bisogno di avere al tuo fianco un’azienda in grado di rispondere in tempo zero alle tue richieste, di adattare il proprio servizio alle tue esigenze (e non viceversa) e di garantirti una consegna puntuale e integra anche in condizioni di “lotta contro il tempo”.

No, non è un caso che queste siano proprio le caratteristiche di Logistics4You.

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