È “crisi nera” per il mondo della cioccolata

Nel 2024, per molti clienti la “sorpresa” di Pasqua è stata il costo – nettamente aumentato – delle uova di cioccolato. 

È bastato fare un giro per gli scaffali del supermercato per notare la differenza, rispetto agli scorsi anni.

Ma questo trend ovviamente non origina dall’improvviso desiderio da parte dei cioccolatieri, di “arricchirsi” alle spalle dei consumatori, durante una ricorrenza festiva che vede proprio l’uovo come prodotto di punta, irrinunciabile per molte famiglie.

Tutt’altro: alla base di questo improvviso fenomeno c’è una spiegazione tutta logistica

COSTI ALLE STELLE

Semplicemente, negli ultimi mesi il costo all’ingrosso delle forniture di cacao – ingrediente fondamentale per realizzare la cioccolata – è letteralmente impazzito. 

Non c’è altro modo per descrivere un aumento del 400%, che ha portato questa materia prima indispensabile a raggiungere cifre “record”, mai viste prima.

Per mettere meglio in prospettiva la questione, basta dire che al momento 1 tonnellata di cacao costa sul mercato oltre 10.000 dollari – contro i circa 2.000 di tempi più normali.

Costi che inevitabilmente vengono “spalmati” poi sull’intera filiera fino ad arrivare sul prodotto finale – e nelle tasche dei clienti.

Ma come si è potuti arrivare ad una simile situazione, per un bene “semplice” che tendiamo tutti a dare relativamente per scontato?

ESPORTAZIONI IN CRISI

Il grosso problema è che la materia prima cacao viene principalmente esportata da due paesi: Ghana e Costa d’Avorio sono infatti responsabili di circa il 60% delle forniture mondiali di cacao.

Ma per una serie di circostanze eccezionali, entrambi nell’ultimo periodo sono stati colpiti da produzioni fortemente limitate: alle condizioni meteo sfavorevoli in quest’annata, si sono infatti sommate una serie di malattie delle piante che hanno devastato le coltivazioni e quindi influito molto pesantemente sui raccolti.

Ai primi segnali di scarsità, è ovviamente partita la corsa da parte dei produttori di cioccolata ad accaparrarsi la poca materia prima disponibile, garantendo così la continuità della produzione.

E di conseguenza si è anche innescato l’aumento dei prezzi, per le immutabili leggi della domanda e offerta.

Ma a pesare ulteriormente su tutto ciò è intervenuta anche la speculazione, da parte di soggetti economici che comprano materie prime non per esigenze di produzione, ma semplicemente per rivenderle successivamente a un prezzo più alto.

Il risultato è quello che stiamo vedendo: per gli analisti si tratta della “più grande carenza di cacao degli ultimi 60 anni”, con un deficit di oltre 370 mila tonnellate solo per il 2024.

I PROBLEMI DELLE AZIENDE

Questa particolare congiuntura ha creato scompiglio nell’intera industria dolciaria, tanto da influire pesantemente sul business delle maggiori aziende coinvolte.

Ad esempio, le azioni di Hershey e Nestlé (due dei maggiori giganti mondiali della cioccolata) sono scese rispettivamente del 22 e del 13% negli ultimi mesi.

Per quest’anno, i produttori hanno cercato di tamponare come potevano la crisi del mercato. 

Ad esempio, alcuni hanno scelto di ridurre le dimensioni delle loro uova, per proporre un prezzo al cliente comunque non “eclatante”.

È quel fenomeno che gli anglofoni chiamano “shrinkflation”, ossia l’unione tra “shrink” (rimpicciolire) e “inflation” (inflazione). Quando un prodotto, contemporaneamente, aumenta di costo e diminuisce di quantità

(Lo stesso meccanismo che portò alcuni produttori di pasta, all’apice della crisi Ucraina e con il costo del grano alle stelle, a introdurre i pacchi da 400 grammi al posto dei tradizionali 500.)

Ma ovviamente si tratta di una soluzione insufficiente e temporanea a un problema che rischia di assumere i tratti della strutturalità.

Se le malattie delle piante possono forse essere un fenomeno che non si ripresenterà nelle proprie annate, le condizioni climatiche dei paesi produttori sembrano attraversare una fase di mutazione a lungo termine – come il resto del pianeta – che rischia di mettere in crisi le coltivazioni anche per gli anni a venire. 

SICUREZZA NELLA SUPPLY CHAIN

È l’ennesima dimostrazione di quanto basti un solo imprevisto nella supply chain globale per far “bloccare” gli ingranaggi di un meccanismo assolutamente fondamentale per il benessere e la sicurezza stessa delle nostre aziende. 

Ecco perché “mettere al sicuro” la catena di forniture è ad oggi una delle prime missioni strategiche per ogni azienda, che voglia garantirsi la continuità operativa anche di fronte agli “scossoni” globali che – come purtroppo abbiamo visto con abbondanza di esempi in questi anni recenti – continuano puntualmente a presentarsi. 

È per questo che in Logistics4You offriamo alle aziende un servizio di spedizioni d’eccellenza: per garantire a chiunque ne abbia bisogno la massima sicurezza di poter spedire e consegnare entro 24 ore la propria merce in tutta Europa.

Garantire la sicurezza e costanza delle forniture – anche in presenza di condizioni difficili o “emergenziali” – è un compito fondamentale: quando infatti questa sicurezza viene a mancare, gli effetti si fanno notare e producono i titoli di giornale, come sta facendo al momento la “crisi” del cioccolato. 

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